Ducy? di Sklansky e Schoonmaker: recensione

Scritto da Federico Il Aggiornato il .

ducy libroDavid Sklansky, coadiuvato da Al Schoonmaker, ci propone questo libro di poker, Ducy?, che tutto parrebbe essere fuorché un libro di poker.

Il manuale di vita Sklansky/Schoonmaker è composto da 70 capitoli brevi, anzi brevissimi. In questi Sklansky insegna davvero di tutto, perfino come eseguire un posteggio perfettamente parallelo al marciapiede. Sempre sui posteggi – però per disabili - si prodiga in riflessioni personali un po’ provocatorie (“Il disabile dovrebbe pagare per avere il suo posteggio speciale.”). Poi parla di tasse, razzismo, legalizzazione di droghe e prostituzione, matrimoni gay, cellule staminali, bambini iracheni ed epidemie di HIV.

Le prime 60 pagine di Ducy? sono invece dedicate al periodo della sua vita in cui lavorò in qualità di consulente del compianto Bob Stupak, col compito di seguirlo in ogni suo viaggio. Nel libro è riportata l’aneddotica relativa al suo lavoro e alcuni espedienti che adoperò per risolvere i problemi quotidiani che si presentavano di volta in volta nei vari hotel di Las Vegas dove i due erano ospiti.

Da questo sommario generale l’impressione è quella di trovarsi davanti a un testo di life coaching. In realtà, secondo alcuni fra i più autorevoli utenti del forum 2+2, Ducy? pur non rispettando tutti i crismi del classico libro di poker che inizia con il capitolo dedicato al bankroll e finisce con una recensione degli Hotel di Las Vegas dove alloggiare durante le WSOP, si prefissa un obiettivo non da poco: costruire la mentalità dell’uomo che diventerà un professional poker player. O ancor meglio, del Professional Poker Player che non è ancora un uomo razionale. Forse un po’ ambizioso come obiettivo, non trovate?

Ducy? è più un libro di psicologia e filosofia che un libro di poker, con Shoonmaker, psicologo all’avanguardia, che rifinisce i concetti di Sklansky. Ma poiché per diventare dei grandi campioni di poker, psicologia e filosofia sono due strumenti indispensabili, questo testo potrebbe essere utilissimo.
Tramite aneddoti ed esempi a dir poco paradossali, Sklanksy ci insegna l’arte di pensar bene. “Come?” Direte voi. “Un gambler di Las Vegas dovrebbe insegnarmi a vivere?” Eh, stiamo pur sempre parlando di Sklansky, o lo ami o lo odi, no?

Di consigli sul poker giocato troverete davvero molto poco in questo libro. Sklansky è considerato all’unanimità il padre della razionalità legata al gioco. E di fatto ha sempre dato prova di essere razionale e meticoloso nelle sue decisioni (sempre matematicamente inappuntabili, sia chiaro), al punto da far venire quasi l’orticaria.
Poi viene pubblicato questo libro e i fan del dottissimo gambler sono sconvolti da una rivelazione: “Non c’è nulla di male ad essere irrazionali.”

Ma come, David Sklansky, uno che perfino quando va al ristorante decide cosa ordinare in base all’EV delle portate sul menù, oggi ci dice che va bene essere irrazionali?
Naturalmente si parla di “un’irrazionalità razionale”, positiva purché chi decide di essere irrazionale sia consapevole della possibilità razionale che si contrappone a quella illogica.

L’autore ci fa alcuni esempi: “Quando avevo 13 anni supplicai mio padre per essere portato a vedere uno spettacolo di Burlesque ad Atlantic City. Mio padre mi rispose: oh, andiamo, è roba superficiale. Io ci pensai un attimo e capì che aveva ragione. Tuttavia avevo ancora voglia di vedere lo spettacolo e ribadii la mia ferma volontà ad andarci.

Un altro esempio che David ci propone è legato alla sua passione per il golf. Aveva deciso di diventare un giocatore di golf e chiese a sua moglie di seguirlo per imparare insieme a lui le tecniche. La signora Sklansky senza mezzi termini rispose: ”Il golf è un gioco ridicolo. Si tratta solo di colpire ripetutamente una pallina, non ha senso.” Sklansky ammise che aveva ragione, ma volle ugualmente cominciare a giocare a golf.

Questi esempi chiariscono meravigliosamente il senso di un’irrazionalità positiva, quell’irrazionalità cioè riconosciuta in quanto tale ma che viene accettata perché non dannosa. “Non ha senso, ma mi fa star bene e posso permettermelo senza conseguenze.” Si tratta di un’irrazionalità diversissima da quella che spinge il giocatore amatoriale di poker a giocarsi un all in preflop nel tavolo finale del Sunday Special con 7-2 soltanto perché crede nel cuore delle carte. Quel giocatore infatti nella maggior parte dei casi non conosce l’alternativa razionale e matematica “standard”, dunque la sua scelta non è dettata dall’irrazionalità ma dall’ignoranza.

Sklansky passa quindi ad analizzare l’irrazionalità che spinge il giocatore perdente di poker a continuare a giocare.Non c’è niente di male se si diverte e può permettersi le perdite.

Indipendentemente dal fatto che sia un perdente, se il gioco è un passatempo gradito che gli porta via una cifra irrisoria del bankroll reale, allora benché non sia strettamente logico giocare sapendo di perdere, dovrebbe continuare a farlo. Al contrario, se la sconfitta è motivo di forte frustrazione e il gioco lo porta a indebitarsi, dovrebbe smettere immediatamente. In questo caso l’irrazionalità è dannosa e fuori controllo.

Sklansky porta poi un altro esempio di individui irrazionali che fanno del male a sé stessi: i fumatori. "So che il fumo fa male e so che rischio di sviluppare un cancro e di morire giovane, ma chi se ne frega, tanto la morte viene per tutti."
"Falso." Obietta David. “La maggior parte dei fumatori che poi sviluppano un tumore soffrono per il loro male. Invece non si è mai sentito di un fumatore pentitosi per essere riuscito a smettere di fumare.

Interessante anche il capitolo sui sentimenti, dal titolo “In guardia dai sentimenti stupidi”. In esso Sklansky riconosce l’irrazionalità dell’amore e la sua influenza sulle decisioni personali dell’individuo, ma invita il lettore a mettere sul piatto della bilancia il sentimento e il bisogno individuale, facendo una sorta di calcolo matematico. Per riuscire in questo, in sostanza, è necessario attribuire ad ogni sentimento un numero.

 

Ducy? Considerazioni personali

Diciamo che se dovessi pensare a un giocatore di poker con cui mi piacerebbe andare a prendere una birra, probabilmente la mia scelta non ricadrebbe su David Sklansky. Nonostante ciò, di Sklansky ho acquistato praticamente tutti i libri editi in italiano, incluso naturalmente Ducy?. Il suo modo di porsi nel forum 2+2 a volte non è dei più gradevoli, se vogliamo lasciarci andare alla ludica chiacchiera da bar del simpatico/antipatico.

Il suo stile, anche nei testi, lascia sempre trasparire quel non so che da: "io sono il tuo vate, tu mio inferiore discepolo ascolta senza fiatare." Che dopo un po’, in tutta franchezza, ne appesantisce la lettura.

Si tratta comunque di un autore che messo da parte questo aspetto riesce a comunicare concetti a volte un po' ostici con una chiarezza disarmante, per questo motivo oltre ad essere un grande giocatore di poker è un sublime divulgatore della teoria di questo gioco.

In Ducy? decide di spaziare e condividere il thinking process adottato nella vita reale. Il titolo è un acronimo, ripreso da un intercalare utilizzato frequentemente da Sklansky su 2+2 ogni qual volta spiega uno spot. Egli prima di arrivare a una conclusione l’argomenta scrivendo: "Vedete perché?" (Do you see why?).

Sebbene alcuni degli aneddoti siano molto efficaci e piacevoli, Sklansky si lancia in considerazioni non sempre condivisibili. La sua teoria è che su qualsiasi argomento anche chi non è particolarmente esperto dovrebbe poter dire la propria, purché sia una persona intelligente.
Per questo motivo, lui che non è esperto in medicina ma si ritiene comunque molto intelligente (come riportato in Ducy?) espone le proprie teorie sull’AIDS. Parla anche di politica, maltrattamenti dei bambini, staminali, dei cancelli residenziali non sorvegliati, e della pillola del giorno dopo.

E Schoonmaker? Nella nostra recensione non l’abbiamo praticamente mai nominato. La personalità di Sklansky permea tutto l’intero volume, ma all’interno, alla fine dei vari capitoli, anche il buon Al ci concede le sue riflessioni, meno estreme di quelle del collega ma senz’altro più condivisibili.

In sostanza non consiglio questo testo a chi desidera apprendere le basi del gioco del poker, perché di poker giocato si parla poco e niente. Forse non c’è una categoria specifica di lettori a cui suggerirei “Ducy?”. Lo stesso David Sklansky molto probabilmente non aveva un interlocutore di riferimento mentre lo scriveva. Il sospetto che il testo sia un filino auto celebrativo c’è ed è forte. Tuttavia, dietro al compiacimento delle proprie capacità logiche e di pensiero si cela un metodo di ragionare vincente ed ammaliante.

Puoi acquistare Ducy? in italiano da Amazon, o ad un prezzo inferiore nell'edizione inglese in formato Kindle col titolo originale di Ducy? Exploits, Advice, and Ideas of the Renowned Strategist.

 

Biografia degli autori

 

David Sklansky

Americano, classe 1947, è un matematico, giocatore di poker e scrittore di fama internazionale.
Alla carriera universitaria ha preferito quella di giocatore di poker, decisione che nel tempo gli ha dato ragione. Vincitore di tre braccialetti WSOP, è conosciuto ai più per i suoi libri sul poker, dal grande classico Theory Of Poker (dove per la prima volta si parla del teorema fondamentale del poker) a Tournament Poker for Advanced Player. Probabilmente uno fra gli utenti più stimati del forum 2+2.

 

Alan Schoonmaker

Il contributo che Schoonmaker ha dato al mondo del poker è prettamente psicologico. Laureatosi all’Università della California inizia a lavorare per alcune fra le più grandi aziende nel mondo, come IBM e Mobil. Prima di pubblicare il libro che l’ha reso famoso nel settore del poker, The Psycology of Poker, Schoonmaker aveva già scritto altri 5 testi di psicologia tradotti in francese, tedesco, giapponese, spagnolo, svedese e indonesiano. Si appassiona al poker soltanto incidentalmente, attratto dalla forte componente psicologica di questo gioco, poiché la sua grande attitudine è per la mente umana e per la psiche in tutti i suoi aspetti.

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