Ban di massa su Pokerstars tra multi account, chip dumping e collusion

Scritto da Alessandro Il Aggiornato il .

Ban su PokerStars

Nel corso degli ultimi giorni Pokerstars ha bannato numerosi grinder di MTT online in Italia. Tra loro alcuni conosciuti e assidui giocatori della piattaforma.

A questi player è stata in pratica negata la possibilità di giocare sulla poker room in modo definitivo. Ad alcuni il “ban” è stato limitato soltanto al poker online mentre ad altri anche esteso agli eventi live organizzati da Pokerstars, come EPT e IPT, tanto per citare alcuni dei più celebri del circuito dal vivo.

Una e-mail ricevuta da diversi grinder a seguito della rilevazione da parte di PokerStars, di azioni fraudolente come chip dumping al cash game o collusion ai sit and go.

Alcuni di questi giocatori, essendo dei grinder professionisti, non possono permettersi di non giocare su Stars, e quindi hanno aperto più account, come confermato da loro stessi, fino a giungere al ban definitivo (per alcuni) anche dai live targati PokerStars.

Dunque, dopo il ban di massa di diversi grinder su PokerStars.it e le più recenti accuse alle WSOP, in corso di svolgimento a Las Vegas, in merito alla vicenda del player rumeno Valeriu Coca, accusato da due celebri giocatori di poker di aver barato durante l’evento 10.000$ NLHE HU Championship, urge prendere provvedimenti.

È proprio di questi giorni la vicenda avvenuta in Gran Bretagna, paese che ha deciso di stringere le maglie e attuare una politica di “tolleranza zero” contro i truffatori dell’online.

Per la prima volta infatti un giudice ha condannato per truffa aggravata il professionista e multi-accounter Darren Woods. Un player che in carriera ha anche vinto un braccialetto alle WSOP e che
dopo numerosi episodi di collusion e multi-accounting, ha portato la piattaforma di 888Poker a segnalarlo alle autorità giudiziarie. La condanna è di quelle pesanti: pena detentiva di 15 mesi più una multa di un milione di sterline.

È evidente a tutti che ormai sono in ballo sempre più soldi e dunque chi vuole fare il furbo, una volta scoperto, deve essere punito. È dovere di tutti segnalarlo in quanto la sua condotta è palesemente illecita.

Secondo il giudice inglese si tratta di truffatori, e anche se sono soltanto una minoranza, il loro comportamento va a danneggiare chi onestamente vuole continuare a fare parte di questo mondo, senza dimenticare che molti giocatori hanno preferito dire basta all’online anche per questi motivi, producendo un grave danno anche per i professionisti onesti.

Dunque da un lato devono essere le poker rooms ad assumersi l'onere di denunciare alle autorità giudiziarie competenti qualsiasi violazione grave del regolamento di gioco. Meglio perdere la rake di un “buon” cliente ma che nel lungo periodo si tramuterà in un danno per tutto il sistema. Bisogna fare pulizia al più presto, è l'unica strada da percorrere.

Proprio dopo il ban collettivo di PokerStars.it a diversi Multi Accounter, numerose sono state in questi giorni le riflessioni sui social network e parecchie le denunce anche da parte delle rooms online italiane. Di fatto, almeno per ora, hanno ottenuto esiti deludenti, in quanto risulta difficile provare tale tipologia di reati in un'aula di tribunale in Italia.

In Gran Bretagna, come riportato precedentemente, 888Poker è riuscita ad ottenere un provvedimento storico, ma la legge inglese è differente da quella italiana.

La soluzione potrebbe essere anche quella di coinvolgere sempre più tutti i giocatori onesti in Italia (la maggior parte): se un player presenta ricorso contro il vincitore di un torneo in quanto è stato riconosciuto multi-accounter, può dimostrare di aver subito un danno diretto e denunciare quanto accaduto.

Serve dunque anche un maggiore interesse da parte dei giocatori onesti a segnalare alle autorità competenti tutte le irregolarità rilevate. Sarà difficile riuscire sempre in questi intenti, ma di certo è l'unica strada da perseguire per ridare credibilità a tutto il settore: occorre tolleranza zero verso i soliti “furbetti dell'online”.

Photo credit: trohaa.