Differenze tra il cash game e il poker sportivo

Scritto da Federico Il Aggiornato il .

cash game
Foto di Aaron Jacobs.
Osservando i tavoli finali dei grandi tornei in tv, oppure semplicemente quelli di qualche domenicale come il Sunday special di Pokerstar, vi sarà capitato di assistere a giocate particolari o ad amatori un po’ improvvisati.

Ad un tavolo di cash game difficilmente avrete modo di vedere in azione giocatori impreparati. A meno che non si tratti di microlimiti, a livelli elevati il field è sempre altamente competitivo perché giocare stabilmente il cash game senza esserne capaci significa regalare vagonate di soldi. Dunque, quasi tutti gli amatori o vanno rotti oppure sono semplicemente molto ricchi.

Questo ci porta già ad una prima analisi:
prima di sederci a un tavolo cash dobbiamo avere le idee molto chiare sul gioco e un mindset che ci preservi da insidiosi tilt.
Tiltare in torneo significa perdere quel torneo e la somma che abbiamo investito. Tiltare nel cash game equivale a perdere a volte più di uno stack, perché non c’è un limite a ciò che possiamo giocare. Dunque, il primo motivo per il quale il cash game richiede una preparazione maggiore è di natura psicologica.


Passiamo ora agli argomenti prettamente tecnici:

nel cash game, la grandezza degli stack in gioco permette margini di manovra più ampi che in torneo.
Questo se da una parte potrebbe anche farci piacere, dall’altra deve indurci a pensare che saremo chiamati ad operare scelte molto più precise di quelle  cui siamo abituati in torneo.

In torneo, con stack che spesso si aggirano fra i 10bb e i 40, le scelte più complesse si riducono a un: “pusho o foldo con TPTK?”, perché già dalla first barrel, con poche informazioni in nostro possesso, sovente siamo costretti a stabilire se quella in corso sarà la mano in cui andremo rotti. Di conseguenza, un giocatore amatoriale ritrovandosi a dover scegliere fra poche alternative potrebbe indovinare per istinto o per pura fortuna quella corretta e questo è il motivo per cui tante volte ci imbattiamo in tavoli finali improbabili.
Al contrario, nel cash game la quantità di informazioni che possiamo trarre da un raise piuttosto che da un call, o da un flat al flop piuttosto che da un raise ci apre tantissimi scenari e il nostro range di azioni diventa vastissimo, cosa che alla lunga limita l’azione della dea bendata.

Il gioco inoltre nel cash game è più fantasioso e personale e anche le guide che troverete in questo o in altri siti si offrono ad interpretazioni quasi mai univoche.
Nei tornei, in particolare nei sit&go, icm e la matematica sono la risposta a quasi tutte le nostre domande e quando vediamo un giocatore che effettua una giocata stravagante, in contrapposizione ai modelli già conosciuti, nella maggior parte dei casi egli sta regalando tonnellate di EV al tavolo.

Nel cash game, sulla base di tanti fattori invece è possibile assistere a mani insolite. Se vi è capitato di “perder tempo” ad osservare i pro di Full Tilt sfidarsi a suon di migliaia di dollari, vi sarete sollazzati con le mitiche 5-bet di Phil Ivey vs durrrr con T8 suited e mani di vario genere.
Se includessimo a nostra volta nel nostro arsenale simili giocate probabilmente finiremmo rotti in 3 giorni, tuttavia giocatori particolarmente dotati possono permettersi il lusso di 5-bettare T8 suited, in quanto non lo fanno per il solo gusto di dare spettacolo ma alla luce di letture molto accurate dei propri opponent.

Dunque, possiamo riassumere dicendo che per diventare dei giocatori di cash game vincenti non basta imparare la lezioncina a memoria ma bisogna cogliere il momento per mettere in pratica quanto letto, altrimenti rimarremo soltanto dei mediocri e nel cash game la categoria dei mediocri non ha vita lunga.