Giocatore di poker, non giocatore d'azzardo

Scritto da Federico Aggiornato il .

poker non azzardoArmatevi di tanto coraggio e andate da vostra madre/moglie/marito a dire: “ho deciso di diventare un giocatore di poker professionista”.
Nella migliore delle ipotesi riceverete in risposta qualche sguardo scettico, nella peggiore invece penseranno che siete caduti fra le spire del demone gioco e che avete bisogno di tanto amore per uscirne.

Il problema dell’accettazione e della dignità del proprio hobbie o lavoro è forse il più comune per tutti i giocatori di poker online. I nostri affetti e le nostre amicizie, anche se non per colpa loro, spesso non sono in grado di capire quello che noi facciamo e rassicurarli sul fatto che il poker sia ufficialmente considerato uno skill game purtroppo non basterà a rimuovere anni di retaggi negativi e demonizzazioni.
Neanche vincere cifre importanti talvolta servirà a cancellare dalla mente altrui che i nostri soldi non sono frutto di fortuna ma di tanto studio e impegno. La frase in risposta standard è sempre la stessa: oggi li hai vinti tu, ma guarda che domani potrai riperderli.

E cosa fare dunque? Spiegare che esistono degli studi sul bankroll management, che se rispettiamo le sue ferree regole il rischio di andare rotti è decisamente limitato, che non passiamo ore davanti ad un computer pigiando tasti a caso o molto semplicemente che non siamo dei malati, basterà o non basterà?
In alcuni casi purtroppo no.

Probabilmente solo l’umiltà e il tempo potranno persuadere i più ostinati detrattori del texas holdem che in fondo non siamo dei giocatori d’azzardo, anche se il lungo periodo necessario a convincere gli scettici è forse più lungo di quello necessario a conoscere il nostro ROI reale.

Un consiglio che potrebbe tornare utile è quello di evitare di rendere il poker l’argomento centrale dei vostri discorsi.
Se siete dei grinder e dedicate alcune ore al giorno allo studio e al grinding, non entrate nel dettaglio raccontando ciò che fate a persone che sono fuori da questo mondo.
Se siete studenti universitari e vivete in famiglia contribuite al bilancio della casa sacrificando qualche buy-in per pagare bollette di luce/acqua/gas o comunque aiutando nelle spese quotidiane, i fatti sono sempre più convincenti delle parole.
Se avete un lavoro cercate di conciliare le due cose, non mostrate di preferire il giochino al vostro lavoro e non trascuratelo mai, fare nottata per giocare a poker e recarsi in ufficio alle 7 del mattino con due occhiaie da panda non è uno spot positivo.
Nei confronti di un fidanzato o una fidanzata offrire di tanto in tanto una cenetta o fare un regalino alla salute dei fish ha sempre un suo perché. Accorgendosi che dalle vostre ore passate davanti al pc scaturisce effettivamente qualcosa di positivo potrà portare a una prima accettazione. Successivamente potrebbe nascere un interesse e a quel punto, con qualche pregiudizio in meno, avrete modo di spiegare che fin quando le vostre scelte al tavolo saranno il frutto di studio e analisi ponderate, voi non sarete mai dei giocatori d’azzardo.

Un’altra critica che spesso viene mossa a chi decide di vivere di poker ad alti livelli, quindi non per hobbie, è che pur trattandosi di uno skill game, non può considerarsi al tempo stesso un lavoro.
Perché un lavoro sia tale è importante che qualcuno ne tragga beneficio. Un grinder, giocando a poker tale beneficio lo garantisce esclusivamente a se stesso, in quanto dai suoi click infiniti la società non ricaverà mai nulla.
A tale critica personalmente non mi sento di oppormi e credo questo sia uno dei principali motivi per i quali prima di lanciarsi in una carriera di pro-players sia necessario fare i conti con le proprie ambizioni. Quanti di noi accetterebbero di trascorrere una vita consapevoli di non essere produttivi per gli altri? Saremo felici scegliendo di essere produttivi solo per noi stessi?