Lo slow play nel poker

Scritto da C.I. Aggiornato il .

slow play
Foto di Funkifize.
Lo slow play è un tipo di giocata utilizzata solo da alcuni giocatori o in determinate situazioni di gioco.
Il termine slow play indica nient’altro che il cercare di dimostrare di avere una mano debole nel momento in cui si ha una mano forte.
Come abbiamo già detto, è usata solo da alcuni giocatori perché è una tecnica rischiosa e alcune volte antiproduttiva.

Esempio:
abbiamo Ah Ad e decidiamo semplicemente di chiamare il buio per non rischiare di far foldare tutti gli avversari con un rilancio e quindi rischiando di rubare solo i bui con la mano iniziale più forte del gioco.
Mettiamo il caso che sul tavolo escano le seguenti carte: As Tc 3h 5d 8c senza possibilità di colore.
Sarà una mano super favorevole per noi perché siamo sicuri di avere il punto migliore, quindi al flop e al turn decideremo di applicare lo slow play, ci limiteremo così a checkare o chiamare eventuali puntate degli avversari.
Arrivati al river, se siamo di bottone (dealer), quindi ultimi a parlare, rilanceremo di poco eventuali puntate dei nostri avversari, sperando che loro chiamino e nel migliore dei casi rilancino, in modo da massimizzare la nostra mano.
Nel caso in cui siamo tra i primi a parlare, per non rischiare che la mano si concluda in un check generale, usciremo puntando poco rispetto al pot, sperando che i nostri avversari pensino che stiamo cercando di rubare il piatto e magari ci chiamino o rilancino sopra.

Nell’esempio appena illustrato, la mano era molto favorevole e quindi applicare lo slow play è stato quasi per niente rischioso.

Immaginiamo la stessa situazione di Ah Ad iniziale con un flop diverso.
Come prima ci limiteremo a chiamare preflop.
Sul tavolo usciranno le seguenti carte:
Kc Jc 2h Tc Ts.
In questo caso le carte venute fuori non ci permetteranno di essere sicuri della bontà della nostra mano, in quanto ci sono probabilità di scale, colori, tris, full.
Fare lo slow play potrebbe essere molto rischioso, quindi sin dal flop, ma soprattutto dopo il turn, dovremo cercare di spingere con puntate rilevanti, cercando di far foldare i nostri avversari, evitando che si girino ulteriori carte che potrebbero far chiudere dei progetti (4/5 di scala, 4/5 di colore, ecc.) ai nostri avversari.

Oltre che dalle carte, lo slow play, può dipendere anche da condizioni di stack.
Nel caso in cui ci troveremo con poche chips e una mano molto forte, potremo rischiare lo slow play anche con un board (le 5 carte a terra comuni a tutti) sfavorevole, sperando che i nostri avversari (oltre a non chiudere punti che ci possano battere) puntino o ci mandino all in con delle puntate in bluff, sfruttando il loro stack maggiore.

Quindi possiamo concludere dicendo che lo slow play è una tecnica che può essere utilizzata in determinate situazioni di gioco (mani imbattibili, stack, posizioni rispetto al dealer), ma che può essere abbandonata durante la mano in seguito a situazioni di gioco sfavorevoli, e quindi alla fine è tutto legato alla bravura, da parte del giocatore, di saper leggere le mani.