Strategia per vincere i Sit and Go double or nothing

Scritto da Federico Il Aggiornato il .

double or nothingIn questo articolo analizzeremo la strategia ideale per battere il livello low-stack dei double or nothing, stage per stage.

 

Fasi iniziali

LIVELLO BUI: 10/20-30/60

La fase iniziale di un sit and go double or nothing è molto simile a quello di un sit&go classico. C’è solo qualche piccola differenza.
In un sit&go classico 9-handed con 3 giocatori premiati, il nostro open range e il nostro calling range deve essere molto tight e limitarsi praticamente a pochissime mani.

La differenza è che in DON i nostri range dovranno essere ancora più stretti. Nelle fasi iniziali entrerete nei piatti solo con mani premium, top 5% e foldando il restante 95%. Entreremo sempre rilanciando e mai limpando.
Potremo permetterci dei call soltanto da late, in odds e soltanto con qualche pocket pair nella speranza di chiudere un set.

Per il resto nelle fasi iniziali i nostri obiettivi principali saranno due:
- preservare lo stack;
- capire chi sono i regular al tavolo e chi è invece il (o i) fish.

Viste le precedenti considerazioni non ci verrà difficile identificare i nostri avversari: chi gioca chiuso, foldando il 95% delle mani probabilmente è uno regular. Chi limpa o apre frequentemente invece è un ottimo candidato al ruolo di fish.

 

Fasi intermedia

LIVELLO BUI:
40/80-75/150

In questa fase i bui iniziano ad incidere sulla nostra equity e un gioco incentrato sui fold e sulla passività non rende più. È il momento di cominciare a “rubacchiare” qualche buio. Il nostro fine è quello di arrivare alla fase finale del sit&go, in bolla o in prossimità di essa, con uno stack che ci garantisca una buona fold equity sul resto del tavolo.

Ciò che ci interessa dunque è vincere piccoli piatti al fine di mantenere uno stack di dimensioni decenti. Per chiamare un all in avremo bisogno di mani molto buone, perché per problematiche di equity non è ancora il momento di giocarci il torneo al 50% o al 65%.

I regular questo lo sanno, di conseguenza, soprattutto da late, dovreste aggredire con frequenza i loro bui: faranno lo stesso anche loro coi vostri, ma fa parte del gioco e se al tavolo ci sono dei fish che non conoscono queste dinamiche, saranno loro ad avere la peggio in questa guerra di bui.

Come per le fasi iniziali, anche nelle fasi intermedie dovremo dimenticarci di avere il tasto call: fare call con uno stack che si aggira sui 15-30 BB, significa ragionevolmente mettere a repentaglio con mani marginali parte (se non tutta) della nostra equity. Un errore diffuso è quello di avventurarsi in un call ad un raise o in un flat a una 3-bet quando si è indecisi fra il fold e il push. Il call è quasi sempre l’opzione errata, se nei vostri primi DON l’indecisione vi fa tentennare e non sapete se optare per un fold o un push…orientatevi sul fold.

Se sarete fortunati e avrete giocato bene, vi ritroverete con una buona fold equity e pronti ad affrontare l’ultima parte del sit&go double or nothing, la…

 

Fase finale

LIVELLO BUI:
da 100/200 in poi

Arrivati a questo punto le situazioni possono essere molteplici:
- il tavolo è pieno di reg e dei 10 giocatori partenti ne è stato eliminato uno soltanto;
- il tavolo è abbastanza standard e siete rimasti in 7;
- siamo in bolla.

Per comportarci nella maniera più corretta è importante conoscere i nostri avversari e l’equity che abbiamo nel torneo. La valutazione della nostra equity possiamo farla basandoci sul livello degli avversari al tavolo e sul nostro stack.
Sulla base di questo dobbiamo essere bravi a valutare quanto è profittevole per noi chiamare un all-in di un paristack.

Ricordiamo: non si tratta di un normale sit&go dove giochiamo, sì per fare itm, ma soprattutto per vincere arrivando primi. Nei DON, se siamo in 6 al tavolo, vincere significa arrivare quinti.

Questa situazione paradossale ci porta a una conclusione importante per quel che concerne la bolla: in caso il nostro stack dovesse essere sopra average, dovremmo evitare di chiamare gli all-in dei nostri paristack.
Al contrario, diventa importante mettere pressione su di loro, soprattutto se regular (in quanto anche loro seguiranno questa regola del “mai-call!”) ed eventualmente fare call agli all-in disperati degli short. Contro uno short possiamo permetterci di ampliare il nostro calling-range, perché vincere significa vincere il torneo ma perdere non significa perderlo.

Se fra i 6 giocatori in bolla uno o due sono fish, la situazione per noi è ottima: evitiamo a maggior ragione di fare call, foldiamo perfino AKs, e lasciamo che il torneo si prolunghi, dando possibilità ai fish di commettere errori.

È bello avere in questa fase uno o più fish in gioco, tuttavia bisogna conoscere la strategia per affrontarli:
si tratta molto spesso di gente che gioca for fun, senza sapere di regalare quantità di equity enorme facendo call con mani marginali ad un nostro all in dallo small-blind. Contro questi giocatori i vostri range di push dunque dovrebbero restringersi un pò se non c’è l’immediata urgenza di guadagnare i bui. Al contrario, nel caso in cui la nostra situazione fosse difficile e rischiassimo di finire dissanguati dai bui e dalle ante, non dovremmo aver paura a metterle dentro tutte, indipendentemente dall’avversario. Lo stesso dicasi per i call: da shortstack del torneo il range di call va ampliato necessariamente.