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La size delle bet nel cash game

size bet nel cash game
Foto di awshots.
Un problema che affligge tanti giocatori ai micro-limiti di cash game riguarda la size delle bet nelle relative street, partendo dal pre-flop fino al river. Sicuramente, se abbiamo familiarità con certi livelli, ci saremo già imbattuti in situazioni irritanti con avversari che con il loro gutshot ci inseguono per tutte le street per poi pescare la scala al river e portarci via l’intero stack.
Tanti dubbi allora ci sorgono sulle size, era meglio overbettare? Entrare in modalità check call?

Cerchiamo di capire razionalmente innanzitutto perché puntiamo. Puntare qualcosa di indefinito solo perché abbiamo hittato un punto è un modo un po’ indisciplinato di condurre una mano nel cash game.
Ciò che dobbiamo sempre avere è un plan. Tale plan possiamo costruircelo ponendoci qualche domanda: stiamo puntando per estrarre valore dal nostro punto e farci pagare o per proteggere la nostra mano? Come ci comportiamo se il nostro avversario ci rilancia? Da quante street posso prendere valore?

Nel caso in cui dovessimo pescare il nuts è evidente che i nostri sforzi si incentrerebbero principalmente a estrarre quanto più valore possibile. Dunque, salvo letture particolari (villain maniac/tiltato) iniziamo a puntare qualcosa già al flop, soprattutto se in posizione e se sul board ci sono carte che mettiamo nel suo range.
Perdere una strada di valore non ha senso, perché:

  • il nostro punto potrebbe perdere forza qualora al turn o al river cadessero due scary card per villain;
  • puntando già al flop renderemo il pot più grande. Più grande è il pot maggiori sono le opportunità di ottenere valore nelle street successive dal nostro nuts;
  • avere nuts al flop non equivale ad avere nuts anche al river.

Quanto alle size, orientatevi sempre sul ½ pot, aumentando qualcosa al turn o al river a seconda del range di opponent.
Se nel suo range sono presenti tanti punti forti (meno del nostro ovviamente) con cui potrebbe pagarci, allora non esitiamo a bombardare pesantemente. Se percepiamo debolezza adeguiamo le nostre size al suo punto.

Immaginiamo ora anche la situazione inversa, cioè siamo di BB, con Td Jd flattiamo il raise di UTG e al flop cadono Th 9h 3h.
In questo caso la nostra bet è essenzialmente per protection.
In caso di 3bet o di ulteriore resistenza non avremmo problemi a foldare, perché abbiamo poco valore da poter prendere.

Questi sono due esempi limite, nella pratica le situazioni più frequenti si collocano nel mezzo, dunque le nostre bet rivestiranno due funzioni primarie: di valore e di protezione.

Esempio:
La nostra immagine è TAG, abbiamo aperto 2,5x da HJ con As Qc e ricevuto il call dello SB, giocatore sensato, entrambi siamo full stack, quindi 100bb.

Flop: Td 8d Qh.

Abbiamo TPTK, cosa che ci offre buone garanzie di trovarci avanti nella mano, almeno fino a questo momento.
Ciò che vogliamo ottenere è:

  1. che il nostro avversario ci paghi;
  2. evitare di lasciare free cards favorendo eventuali draws.
Al tempo stesso però non possiamo mettere a rischio il nostro stack con TPTK, dunque dobbiamo pot controllare.

Usciamo puntando qualcosa in meno della metà del piatto, possiamo dedurre di ricevere un call dalle seguenti mani nel range di villain: Q9, QJ, QK, AT, JJ, A8, 99, JK, 79, ogni combo di due carte a quadri-88, TT, QT, 9J, Q8, AQ.
In linea di massima, sia quando staremo sopra sia quando staremo sotto, verremo pagati/pagheremo.
La questione è: possiamo farci pagare di più e pagare di meno?

Con una delle 6 mani in quel range che ci vedono sfavoriti probabilmente villain rilancerebbe e noi potremmo appoggiarci per rivalutare turn. A quel punto, qualora egli dovesse perseverare nella sua azione aggressiva potremmo prendere in considerazione un fold senza aver dilapidato eccessivamente. Sicuramente qualcosa perderemo, ma con TPTK era inevitabile e aver limitato i danni è già un successo.

E se invece avessimo puntato pot intimiditi dal draw o per estrarre valore, quali delle mani che ci pagano ½ pot ci pagherebbero ugualmente?
QK, QJ, Q9 forse continuerebbero a pagarci. Momentaneamente tralasciamo i flush draws. Dunque non prendiamo più valore da AT, JJ, A8, 99, verosimilmente nemmeno da KJ.

Al contrario, tutte le mani contro cui invece ce la giochiamo partendo da sotto saremo noi a pagarle sicuramente di più. Puntando pot il nostro avversario rilancerà una size ancora più grande e noi ci ritroveremo in una situazione molto pesante, visto che in questo spot foldare TPTK al flop è deprimente, più o meno quanto è deprimente finire ai resti con TPTK.
Probabilmente flatteremo anche in questo caso, arrivando al turn con un pot difficilmente gestibile: questo è successo perché non abbiamo pot-controllato.

“si ma almeno ho mandato via i draws”.
Non possiamo sapere se puntando pot manderemo di fatto via tutti i draws. È vero, il call diventerebbe più difficile per via delle odds, ma entrerebbero in gioco le implied odds: villain potrebbe decidere di flattare o di andarci sopra forte del fatto che centrando il suo progetto avrebbe buone probabilità di stakarci e pur non centrandolo potrebbe ugualmente aggredire turn e river, e giocarsi un intero stack con TPTK non è mai bello.

Inoltre noi da un draws non dobbiamo solo proteggerci ma anche estrarre valore. Se pot controlliamo il FD non deve intimidirci perché qualora dovesse cadere al turn o al river un terzo quadri abbiamo ancora un discreto margine di fold mentre in caso di turn bianco possiamo 2barrellare continuando a estrarre valore dal nostro punto.

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