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Il gioco è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza patologica. Probabilità di vincita.
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Pot Limit Omaha Poker (PLO): guida e differenze col Texas Holdem

omaha

Prima dell’avvento del No Limit Holdem, l’Omaha Pot Limit (PLO) era il gioco di poker più praticato nelle poker room americane. Benchè la vittoria di Chris Moneymaker alle WSOP del 2003 abbia portato una rivoluzione nel mondo del poker, rendendo il No Limit Holdem la specialità favorita dalle masse, il Pot Limit Omaha resta comunque il secondo gioco più praticato.

Per le regole base dell’Omaha vi rimandiamo a questo articolo, mentre qui cercheremo di approfondire il gioco Pot Limit Omaha definendo qualche fondamentale concetto base.
La prima cosa da sapere, utile per farci capire al meglio la natura di questa variante, è che il gioco dell’Omaha viene anche chiamato “nut game”.

Questo, che detto così può voler dire tutto e niente, in realtà è un ottimo biglietto da visita del gioco: nell’Omaha si gioca esclusivamente allo scopo di fare il nut, o comunque quei punteggi che più si avvicinano a quello più alto possibile.
Chi ha già una minima esperienza nel mondo del No Limit Holdem, avrà sicuramente notato che nella modalità “classica”, nella maggior parte dei casi una top pair o una doppia coppia sono punteggi sufficienti per vincere un piatto; per non parlare poi di un set al flop: con un set, siamo ben felici di mettere dentro tutte le nostre chips.

Al contrario, nell’Omaha è molto raro che punti come coppie o doppie coppie possano risultare vincenti. Non solo: tantissime volte le cosiddette “idiot straight” (le scale di basso valore) o i colori con T e J high risulteranno al river perdenti, facendo rimettere tanti soldi a tutti quei giocatori che non coglieranno al più presto questa basilare differenza con il No Limit Holdem.
In linea di massima, se nel No Limit Hold'em perdere contro un colore superiore al nostro può ritenersi un cooler, nell’Omaha è invece qualcosa di molto frequente.

I motivi sono essenzialmente due.
Il primo, più evidente, è che non abbiamo 2 carte in mano bensì 4. Potendo operare una selezione fra 9 carte (le 4 in mano più le 5 comuni) totali avremo sicuramente più chance di combinare punteggi più forti.
Il secondo motivo è che l’Omaha, per la natura stessa del suo gioco, si presta più facilmente ai multi-way pot, cioè ad avere più giocatori all’interno del piatto al flop e fino alla caduta dell’ultima carta.

Infatti, se l’Hold’em è comunemente conosciuto come un “flop game”, l’Omaha è considerato un “turn game”. Il motivo è che la vera azione avverrà post flop e non pre, come nell’Holdem, dove raise, 3-bet, push e isolation sui limp agiscono quasi sempre con successo per vincere un pot uncontested.
Nell’Omaha la forza delle starting hands è dunque sicuramente relativa rispetto all Hold’em. Vi basti considerare che la mano più forte nell’Omaha, AAxx, ha un equity di vittoria contro xxxx avversario del 65%, a differenza dell'Holdem dove AA contro range medio gioca all’80%.
Addirittura contro mani buone con progetti importanti, l’equity di AAxx decade al 55%...poco più di un coin flip!
Al flop poi molto spesso non abbiamo più cosa farcene dei nostri semplici 2 assi e saremo costretti ad arrenderci di fronte a board minacciosi e pieni di progetti.

Nel PLO i progetti assumono un’importanza ben più grande rispetto all’Holdem. Eravamo abituati a considerare tutti i giocatori che inseguono i loro progetti, draws, gutshots etc etc dei fish passivi. Nell’Omaha, con l’aggiunta di 2 carte, talvolta dei progetti ancor prima di chiudersi hanno più equity di un punto già realizzato (come può essere una coppia alta), alla luce del fatto che i progetti sono sovente più di uno.

Omaha è dunque un gioco probabilmente più tecnico dell’Holdem, nel quale assegnare un range agli avversari diventa più complicato e dove una skill fondamentale è quella di riuscire a capire, street per street, come giocare il proprio draw: in maniera passiva ed economica, cercando di pot controllare il piatto, oppure aggredendo?

Comprendere l’importanza dei progetti è il primo passo per passare dall’Holdem all’Omaha.
La forte incidenza che hanno i progetti e la presenza di tanti giocatori al tavolo, rendono la bet per protection un’arma di difesa e attacco molto preziosa. Non possiamo permetterci di regalare carte: ogni carta che cadrà al river o al turn potrebbe hittare i range avversari e rendere il nostro punto troppo debole contro eventuali scale, full o colori. Per questo motivo bisogna puntare e di norma anche con size più elevate rispetto all’Holdem. Nelle partite di PLO non sarà raro infatti vedere giocatori che come size standard usano proprio il “pot”.

Ma nell’Omaha, il principale motivo per uscire puntando è farlo per valore. Tanti giocatori + tanti draw + tanti punteggi possibili significa anche tanto valore da estrarre dai nostri punti fortissimi. Prestando sempre la dovuta attenzione al board e alle RIO nel pre flop.

Il bluff, tanto, forse troppo, sopravvalutato nell’Holdem, nel PLO è leggermente ridimensionato.
Il motivo di ciò è che essendoci mediamente più avversari coinvolti nei piatti ed essendo maggiore la probabilità che qualcuno di essi abbia punteggi alti o draw di una certa importanza, la fold equity che avrebbe un nostro bluff sarebbe ridotta.
Quanto detto sopra comunque non vi proibisce di bluffare, se doveste ritenere opportuno farlo: molti grandi campioni grazie a letture sopraffine del board e dei propri avversari portano a termine dei bluff ben riusciti.

 

Pot Limit

Cerchiamo ora di capire come interpretare il fattore pot limit.

L’Omaha si presta molto ad essere giocato nella sua versione Pot Limit. L’omaha è praticato anche in versione Fixed Limit, ma al momento non ce ne occuperemo, potrà però tornarvi utile saperlo nel caso in cui stiate effettuando un torneo H.O.R.S.E.

Nel PLO, a differenza del No Limit, c’è un limite di puntata che è rappresentato dal piatto. Come limite del piatto si considera però il totale presente già nel piatto, comprensivo dell’importo dato dalla somma dei due call.
Esempio: ipotizziamo di avere un piatto di 10.
Giocatore A per puntare il limite dovrà semplicemente bettare 10. Con un piatto di 20, Giocatore B a questo punto potrà limitarsi a vedere la puntata di 10 o puntare 40 (i 20 presenti nel piatto più l’importo dei 2 call).
Potrà apparire un pò complicato inizialmente ma col tempo il meccanismo diverrà automatico, tanto più che i software delle poker room online vi impediscono materialmente di bettare più del consentito. Per essere sicuri, i primi tempi, portate sempre al massimo la barra della puntata e capirete così qual è il pot limit.

 

Conclusioni

Il gioco del PLO è nel complesso più tecnico del normale No Limit Holdem. Un giocatore sensato, in grado di sapere leggere i propri avversari e il board, avrà nel lungo periodo un edge enorme su chi non è esperto. A questo va ad aggiungersi che in Italia i PRO di Omaha sono ancora pochi e molte volte, soprattutto ai micro limiti, il field sarà composto da gente che non sa le regole, giocatori di Holdem che provano una nuova specialità e pochi regulars.

La varianza tuttavia è maggiore rispetto all’Hold'em e il tilt dietro l’angolo. Essendo il PLO un gioco di draw, la probabilità di partire in vantaggio al flop e ritrovarsi sconfitti al river, è decisamente alta. Prenderne atto e comprendere che l’Omaha è diverso dall’Holdem, può aiutarci a mantenere il giusto mindset.

Come nell’Holdem la posizione è molto importante per avere sempre l’ultima parola nella mano. La scelta delle starting hands, a differenza dell’Holdem dove le combinazioni di carte sono 1326, è nell’Omaha più complessa: le combinazioni sono 270.725 e solo con l’esperienza capirete quali carte è giusto giocare e quali foldare.

Photo credit: Migg Wikipedia.

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